Angkor Wat – L’ottava meraviglia del mondo esiste davvero e si trova in Cambogia

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Ta Prohm - Angkor Cambogia

Era ancora notte fonda quando siamo usciti dal nostro hotel a Siem Reap alle 4 del mattino. Il nostro tuk tuk ci aspettava parcheggiato qualche metro più avanti del portone d’ingresso. L’aria era ancora fredda, ma era perfetta per svegliare i nostri visi assonnati. 

È incredibile quanto possa emozionare la storia dell’umanità e le antiche radici di una terra devota ai propri dèi. Credo sia per questo che ogni giorno, centinaia di persone si ritrovino ad attendere che le prime luci del cielo rivelino quello che oggi è il complesso templare e monumento religioso più grande al mondo: l’Angkor – Patrimonio dell’Unesco dal 1992 e considerato da molti l’Ottava Meraviglia del Mondo.

Attraversare l’ingresso del tempio al buio, in silenzio insieme a tutte quelle persone, ancora ignari dello spettacolo che si sarebbe mostrato pochi minuti dopo, resterà per sempre l’esperienza più mistica mai vissuta. Passata la “porta principale”, abbiamo scelto un angolino tutto per noi, per ammirare l’alba sorgere dietro il grande tempio. Poco dopo, un tenue bagliore dorato iniziava a riflettersi sull’acqua che circondava l’immenso tempio di Angkor Wat, come se il sole stesso fosse attratto dalla sua maestosità. Questo capolavoro di pietra, costruito nel XII secolo dal Re Suryavarman II, si stagliava all’orizzonte come un tributo eterno agli dèi e al regno Khmer.  

Quando la luce del sole fa capolino, non puoi fare a meno di restare ancora qualche istante ad osservare quel luogo surreale, avvolto da una nube di fascino divino. E solo quando inizi a camminare e ad esplorare l’Angkor Wat (credimi, una giornata intera non sarà sufficiente), alzando la testa ti renderai conto che quella che stai invadendo, è la casa di centinaia di piccole scimmie. Loro sono sempre state lì, sui punti più alti del tempio, ad osservarti mentre il sole sorgeva.

Probabilmente, vedere una scimmia rubare una bottiglia di tè freddo da uno zaino, non ti capiterà più in tutta la vita!

In antichità, l’Angkor Wat non era solo un tempio, ma un microcosmo dell’Universo. Le cinque imponenti torri simboleggiavano le vette del Monte Meru, la dimora sacra degli dèi nella mitologia indù, mentre le gallerie, decorate con bassorilievi intricati, raccontavano le epopee del Ramayana e del Mahabharata. E oggi, ogni pietra rimasta sembra ancora vibrare di storie antiche, tra guerrieri in battaglia e dèi che danzano. 

Ma Angkor non era solo un luogo sacro, bensì anche una dimostrazione di potere e ambizione umana. Il Ta Prohm, un altro tempio del plesso di Angkor, racconta un’altra faccia della storia del regno Khmer: quella dell’inevitabile passaggio del tempo e del potere della natura. Costruiti a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro, Angkor Wat e Ta Prohm sembrano dialogare tra loro, come fratelli con anime diverse.

I costruttori del Ta Prohmoggi famoso per essere stato il set del film “Tomb Raider– avevano piegato la giungla, scolpendo il tempio come una poesia di pietra che avrebbe sfidato il tempo. Eppure, nei secoli successivi, la giungla reclamò ciò che le apparteneva. Radici gigantesche si insinuarono tra le crepe, intrecciando quel luogo sacro con la natura selvaggia, in un abbraccio senza tempo.  

Questo tempio è oggi uno spettacolo surreale, con alberi di spung, le cui radici si insinuano tra le antiche mura come volessero reclamare il loro tempio. Ad ogni passo, ti troverai davanti a corridoi crollati, cortili segreti e bassorilievi quasi nascosti sotto strati di muschio, dove la luce del sole filtra a malapena, creando un’atmosfera unica. 

Angkor Wat, con le sue linee perfette e il suo fossato che riflette il cielo, celebra la grandiosità dell’uomo e degli dèi. Ta Prohm, invece, con le sue radici che stringono le mura come artigli, ricorda che persino le creazioni più grandiose sono al cospetto della natura. Eppure, quando sei lì, ad osservare dal basso quelle enormi radici sovrumane, puoi percepire una strana armonia tra i due e il caos di Ta Prohm non ti apparirà più solo come una totale distruzione, ma più come una trasformazione vera e propria. Un equilibrio tra ciò che è stato costruito e ciò che è eterno.

Oggi, Angkor Wat è più di un simbolo nazionale per la Cambogia. È un portale verso il tempo passato, in cui il divino e l’umano erano intrecciati in un’unica visione. Percorrendo le sue gallerie, potresti sentire le pietre sussurrare storie, potresti sentirti parte di un mondo immortale e fragile al contempo, esattamente come quel primo raggio di sole che hai visto sorgere, seduta nel tuo piccolo angolo d’erba davanti a tutta quell’imponenza.

Note di viaggio: per visitare l’Angkor consiglio abbigliamento leggero, ma appropriato. È necessario avere spalle e gambe coperte per poter accedere.