Sotto il cielo di Reykjavík

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C’è una luce strana a Reykjavík. Una luce che sembra liquida, come se il sole si fosse sciolto nel cielo e avesse deciso di rimanere lì, sospeso, a guardare. È la prima cosa che ho notato appena atterrata: la sensazione che il tempo fosse preso una pausa, che le ore non avessero fretta e che ogni nuvola avesse una personalità tutta sua.

Reykjavík non è solo la capitale dell’Islanda, ma anche la capitale più a nord del mondo. Si respira arte ovunque, sui muri, sulle case colorate che sembrano pezzi di Lego dimenticati da un gigante e poi c’è il mare. Non importa dove tu sia, non sarà mai lontano da te. C’è qualcosa di profondamente umano e allo stesso tempo alieno, in questa città. Come se convivessero due anime: quella artica, silenziosa e potente e quella urban, creativa e ironica.

Passeggiare lungo Laugavegur, la via principale, è un po’ come sfogliare un libro illustrato. Gallerie d’arte indipendenti, concept store con prodotti che non sapevi di volere e bakery che diffondono profumo di cannella per tutta la città. Per non parlare della Mál og Menning, la libreria più affascinante che abbia mai visto, perfetta per perdersi tra i titoli esposti sugli scaffali o per prendere un caffè e osservare la città che si muove.

Poi c’è Harpa, la sala concerti di vetro esagonale che riflette i capricci del cielo come uno specchio magico, e il Sun Voyager, quella scultura a forma di vascello vichingo che sembra puntare verso l’ignoto, invitandoti a salire e lasciarti portare via.

La natura bussa alle porte della città in ogni momento: il vento che ti scompiglia i pensieri, l’odore salmastro che ti ricorda che sei su un’isola, e geyser, vulcani e distese laviche che si intuiscono appena fuori dal centro, come se Reykjavík fosse solo la sala d’attesa prima di un’avventura indimenticabile.

Non dimenticare di provare gli hot-dog di Reykjavík, non ne ho mangiati di così buoni nemmeno a NYC!